8 cose che ho imparato ( e sentito) sul Cammino di Santiago

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Il Cammino di Santiago da sempre esercita un certo fascino sui viaggiatori più o meno esperti o su chi è in cerca di nuove esperienze, ammantato com'è da una certa aura mistica che va' al di là dell'aspetto religioso. Zaino in spalla, un po' di sano scetticismo ma abbondante entusiasmo, mi sono imbarcato anch'io in questo viaggio per vedere se tutto questo hype fosse giustificato. Lo era.

Vi spiego perchè.

1 - ho capito che posso andare dove voglio, con le mie sole gambe, da solo o accompagnato. A volte basta solo decidersi e partire, il resto vien da sè



2 -  ho imparato a scegliere.  Che più ti metti nello zaino e più pesa avrai sulle spalle, e anche cose in apparenza insignificanti alla lunga possono trasformarsi in una zavorra.  Quanto poco è davvero necessario per vivere, con tre cambi e una giacca si puo' andare dappertutto.



3 - ho riscoperto l'importanza di condividere. Condividere l'acqua, quella in bottiglia o quella delle lacrime di gioia e di tristezza. Camminare un pezzo assieme, parlare a ruota libera di qualsiasi cosa ti passi per la testa, senza pregiudizi e senza filtri. Ognuno ha una storia da raccontare che vale la pena ascoltare. Camminare sotto la pioggia controvento o sotto il sole cocente. Camminare piano, conoscersi, ascoltarsi.

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Non importa quanta vaselina ti metta ai piedi ogni giorno, le vesciche ti usciranno sempre

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Serate dove basta poco: un po' di birra, qualche gioco da tavolo coreano, ma soprattutto le persone giuste

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4 - ho ritrovato il piacere di stare da solo. Di lasciare andare a ruota libera i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri pensieri. Di ascolatare il  proprio silenzio. Viversi, sentirsi, osservarsi.


5 - ho imparato a sentire il mio corpo. A sentire quando il respiro si affanna, le gambe si appesantiscono, le schiena inizia a dolere, la pelle brucia, la gola si secca. A fermarmi. A rispettare la propria casa.


6 - ho capito l'importanza di trovare il proprio ritmo. Di non doversi sempre confrontare con gli altri, che questo cammino non è una gara e va assaporato in ogni momento. Andare per la propria strada, chè chi un po' prima o un po' dopo si finisce tutti al chilometro zero.


7 - ho imparato a lasciarmi andare. A camminare libero dai programmi, dalle agende,  dalle prenotazioni. A svegliarmi e con l'unica certezza di dover camminare nella stessa direzione del sole, seguento la mia ombra  e qualche freccia scolorita qua e là. Senza preoccuparmi di dove e cosa avrei mangiato, se il letto avrebbe avuto almeno una coperta, che persone avrei incontrato. Se avrei finalmente potuto farmi una doccia calda. Preoccupandomi solo dell'essenziale e avendo fiducia in me stesso e negli altri, che una soluzione la si trova sempre

L'atteso arrivo in piazza Obrador a Santiago, una delle più grandi emozioni condivise

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8 - ho capito che dietro i titoli di studio, le barriere linguistiche, i vestiti firmati, gli stipendi, i caratteri diversi, c'è solo un'altro pellegrino, un'altra persona che cammina sola in mezzo al bosco, col suo zaino sempre più carico di memorie, di rimorsi, di speranze. Magari è stanca, magari gli serve aiuto, magari è felice e ha voglia di parlare, o forse vuole starsena un po' da sola. Di sicuro è come ognuno in cerca della sua cattedrale, qualsiasi cosa essa rappresenti per lui.


Stanco ma felice!

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