Negli ultimi anni la vita mi ha portato a vivere per quasi un anno a Vadodara, nel Gujarat, stato a nord-ovest dell’India, e a tornarci poi più volte, dandomi la possibilità di crescere un rapporto speciale con questa terra tanto affascinante. Per me, da anni appassionato di street-photography e viaggi, ogni volta che ci torno è come la prima.

Ho viaggiato quanto più possibile, dalle spiaggie di Goa, fino al deserto del Tar, bagnandomi nel Gange e giungendo sino ai piedi delle vette himalayane. Ho vissuto questo paese entrando nel suo stile di vita, nelle sue innumerevoli tradizioni e usanze, senza mai tirarmi indietro. Ho cercato di raccontarlo attraverso le persone che ho incontrato, anche se solo per un istante, immortalando i loro sguardi, specchio di un paese dalla storia millenaria, pieno di contrasti, religioni e riti che convivono insieme in modo straordinario.

Niente di meglio che un rilassante giro in barca tra gli infiniti canali di Kumarakom, un rigoglioso villaggio nel Kerala, 2019

La vera bellezza dell’India

Un suonatore di flauto con la sua fida compagna (musa?) a Candolim beach, Goa, 2012

Chi è stato in India lo sa. Non è il Taj Mahal, non è il cibo, non è la natura selvaggia, non è la povertà. Quello che più ti entra dentro, quello a cui devi felicemente arrenderti, è la gente. Il loro modo di relazionarsi e approcciarsi con gli altri, a volte invadente per i nostri standard, ma sempre estremamente aperto, sincero e genuino, non può lasciare indifferenti. Non importa il colore della tua pelle, la tua religione, e nemmeno se parli la stessa lingua. Cammina per la strada, prendi un treno o un rickshaw e di sicuro qualcuno ti fisserà e ti fermerà e le prime domande saranno da dove vieni, se sei sposato e quanti figli hai. Non ci si sente mai soli, in India. Si è parte di un tutto, così vasto e complesso che è spesso impossibile comprenderlo, al quale non resta che abbandonarsi.

Basta una macchinetta al collo

Per me la fotografia di strada significa in primo luogo connettermi con il soggetto, catturarne in uno sguardo rubato l’essenza, i suoi pensieri, la sua personalità la sua storia. Prediligo quindi i ritratti spontanei, che catturano qualcosa di sincero. In un posto come questo, dove appena esci dall’aeroporto sei praticamente catapultato in un altro pianeta, la fotografia ha rappresentato per me il modo più diretto per connettermi e per raccontare una realtà così diversa. Camminare per un villaggio indiano con una macchinetta al collo è un’esperienza che ogni fotografo dovrebbe vivere. Ti ritrovi circondato da bambini agitati che ti chiedono una foto, mamme che ti porgono i loro neonati per un ritratto, uomini che si mettono fieri in posa sulla loro moto o davanti al proprio rickshaw, ragazzi che interrompono una partita a cricket e corrono allegri e con le braccia al cielo verso di te. Non servono quindi ottiche molto lunghe, avvicinarsi al soggetto è raramente un problema, anzi spesso saranno loro stessi a venire da te.

Per la maggior parti dei miei scatti uso una focale fissa da 35mm. La fotografia non parla una lingua, non ha una religione, è un incredibile linguaggio universale e mai come in posti come questi mi sono reso conto di ciò.

Una delle tante feste di strada, con luci strobo e musica a palla, un classico. Mumbai, 2018

Ritratti spontanei

L’innata narcisistica disposizione degli indiani alle foto in posa a volte può però essere un limite per chi come me non ama le foto in posa ma cerca comunque un contatto ravvicinato. Le risposte sono spesso discrezione e rapidità. Ho ottenuto per esempio questo intenso sguardo scattando nel momento in cui il muratore alzava gli occhi dopo aver acceso la sigaretta. Un attimo dopo si era già messo in posa e gli scatti successivi infatti mancano dello stesso senso di autenticità.

La differenza tra una foto candida, la prima, e una foto in posa, la seconda. Baroda, 2013

Un sogno ad occhi aperti

Da fotografo, l’India è come un sogno ad occhi aperti, dietro ogni angolo si nasconde un mondo, dietro ogni sguardo una storia. Non occorre molto, non serve fare lunghe ricerche in luoghi sperduti, spesso una passeggiata dietro casa saprà regalare occasioni a dir poco sorprendenti. Fotografare in quelle strade sterrate, a continuo contatto con la povertà, è a volte duro da sopportare. Ma grazie all’autenticità della gente e al sovraffollamento costante di sorrisi e gentilezze, è un’esperienza che ravviva l’amore per questa meravigliosa arte. Ti fa sentire parte di qualcosa e vedere il mondo con occhi diversi, per sempre. Perché, come si dice, chi va in India, in fondo, dall’India non torna mai davvero.

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